Intanto la cronaca, dopo tanta e spasmodica attesa, ieri, 2 aprile 2025, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’introduzione di nuovi dazi doganali su scala globale, noti come “Liberation Day Tariffs”. Un nome abbastanza eloquente…
Dopo un lungo tiramolla di anticipazioni sulle formule fisse o variabili di simili provvedimenti alla fine ha prevalso, come spesso accade, una via di mezzo.
Nel dettaglio i provvedimenti prevedono un dazio base del 10% su tutte le importazioni, con aliquote più elevate per specifici partner commerciali, tra cui un 20% sulle importazioni dall’Unione Europea (UE). Questa mossa ha suscitato preoccupazioni riguardo a una possibile escalation delle tensioni commerciali tra gli Stati Uniti e l’UE, con quest’ultima che valuta misure di ritorsione, inclusa l’imposizione di tasse sui servizi digitali forniti da aziende americane.
Dazi Trump: Struttura e Obiettivi
Senza ecceder con le tematiche tecniche, nella sostanza i dazi annunciati dall’amministrazione guidata da Donald Trump si articolano su due livelli:
- Dazio Universale del 10%: Applicato a tutte le importazioni negli Stati Uniti, con l’obiettivo dichiarato di promuovere la produzione domestica e ridurre il deficit commerciale.
- Dazi Specifici per Paese: Tariffe aggiuntive imposte a circa 60 nazioni, basate su presunte pratiche commerciali sleali. L’UE è soggetta a un dazio del 20% sulle sue esportazioni verso gli Stati Uniti.
L’amministrazione Trump parla apertamente di un provvedimento frutto di una “emergenza nazionale”. Nella sostanza gli introiti di simili dazi stimoleranno la produzione interna e creeranno posti di lavoro negli Stati Uniti. Tuttavia, economisti e leader mondiali hanno espresso preoccupazione per il rischio di aumenti dei prezzi al consumo, inflazione e possibili ritorsioni da parte dei partner commerciali. Non a caso, molti osservatori e politici europei e cinesi, tanto per citare due geografie comprese nel perimetro dei “60” sotto la lente di ingrandimento, confidano nei mercati e nei segnali, non proprio incoraggianti già arrivati in queste ore, per portare a più miti consigli il presidente USA
La, possibile, risposta dell’Unione Europea: attenzione Servizi Digitali
In attesa però ora i riflettori sono puntati sulle risposte che, tra i tanti, proprio l’UE deciderà di mettere in campo. I danni di un simile provvedimento per l’export di casa nostra, per esempio, sono ingenti.
Secondo i più autorevoli report, in risposta ai dazi statunitensi, l’UE sta valutando diverse misure di ritorsione. Una delle opzioni principali è l’introduzione o l’incremento di tasse sui servizi digitali forniti da aziende americane, come Google, Amazon, Apple, Meta (Facebook) e Microsoft. Un provvedimento potenziale che sta agitando, e non poco, in queste ore l’intero mercato ICT
Dazi Trump e le tasse sui Servizi Digitali (Digital Services Tax – DST)
A onore di cronaca, alcuni stati membri dell’UE hanno già implementato o proposto una DST, una tassa sui ricavi generati da servizi digitali nel loro territorio. Queste tasse mirano a garantire che le multinazionali digitali contribuiscano equamente ai sistemi fiscali locali, dato che spesso pagano imposte minime nei paesi in cui operano. Tuttavia, gli Stati Uniti considerano queste tasse discriminatorie nei confronti delle aziende americane e hanno minacciato ritorsioni tariffarie in risposta.
Dazi Trump, implicazioni per i prezzi dei servizi digitali in Europa
Al di là di minacce o possibili ritorsioni, l’introduzione o l’aumento di una DST potrebbe avere diverse conseguenze:
- Aumento dei costi per le aziende americane: Le imprese potrebbero trasferire questi costi aggiuntivi sui consumatori europei, portando a un aumento dei prezzi per servizi come abbonamenti, pubblicità online e servizi cloud.
- ritorsioni da parte degli Stati Uniti: L’amministrazione Trump ha già minacciato di imporre dazi su beni europei in risposta alle DST, il che potrebbe intensificare ulteriormente le tensioni commerciali.
- Impatto sulle relazioni transatlantiche: Un’escalation delle dispute fiscali e tariffarie potrebbe deteriorare ulteriormente le relazioni tra l’UE e gli Stati Uniti, influenzando negativamente altri ambiti di cooperazione.
Intendiamoci, al momento siamo nel campo delle ipotesi, ma l’attenzione dell’UE verso i servizi digitali come possibile leva di ritorsione sottolinea l’importanza crescente di questo settore nell’economia globale e la necessità di un quadro normativo e fiscale equo. «Tuttavia – spiega un reportage di The Guardian -, è fondamentale che entrambe le parti valutino attentamente le implicazioni di ulteriori escalation e lavorino verso soluzioni negoziate per evitare danni economici reciproci»
Dazi Trump l’aggiornamento in tempo reale
Vista l’assoluta volatilità della situazione stiamo aggiornando questo articolo in tempo reale. Al momento in cui scriviamo, a seguito dei Dazi introdotti da Trump la borsa di Milano è sprofondata fino al -7% nella giornata di venerdì 4 aprile.
Non va meglio negli Usa dove tutti gli indici calano a picco come sta raccontando in real time il Wall Street Journal
Pochi minuti fa Nintendo ha comunicato di avere sospeso i pre ordini della consolle Nintendo Switch 2 fino a data da destinarsi proprio a seguito dell’impatto dei Dazi e la Cina ha già comunicato di avere pronto un pacchetto di dazi del 34% sui prodotti americani